Lecco

Fino al 27 settembre, le sale di Palazzo delle Paure a Lecco ospitano la mostra Hokusai. Il segreto dell’Onda che attraversa l’Europa, dedicata al grande maestro giapponese Katsushika Hokusai (1760-1849).

L’esposizione presenta 43 opere dell’artista, celebre pittore e incisore, tra i massimi interpreti dell’ukiyo-e, le celebri stampe del “mondo fluttuante”, che raccontano la fugacità dell’esistenza e la bellezza dell’effimero.

Artista eccentrico e straordinariamente meticoloso, Hokusai è conosciuto in tutto il mondo soprattutto per La grande Onda al largo di Kanagawa, capolavoro presente in mostra insieme ad altre opere che celebrano la potenza della natura, dell’acqua e la resilienza dell’uomo. Un dialogo artistico che trova una cornice particolarmente suggestiva sulle rive del Lago di Como, a Lecco.

La mostra è curata da Paolo Linetti, direttore del Museo d’Arte Orientale Collezione Mazzocchi di Coccaglio (BS), ed è prodotta e realizzata da ViDi Cultural e Ponte43, in collaborazione con il Comune di Lecco e il Sistema Museale Urbano Lecchese.

E’ anche l’occasione per passeggiare sul lungo lago lecchese ed il suo centro storico.

Dove: Palazzo delle Paure – Piazza Venti settembre 22 – Lecco

Aperta: martedì dalle 10:00 alle 14:00, gli altri giorni aperta sino alle 18:00, chiusa il lunedì.

Chiude il 27 settembre

Come andarci ?  Treno, molto comodo, o auto, occhio al parcheggio.

Dove dormire e mangiare 

Sono molteplici i locali nella zona della mostra, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Per mangiare, indiscutibilmente bene, il consiglio è di portarsi al ristorante “ Da Giovannino ”

sul bel lungolago di Malgrate a poco più di un kilometro dalla mostra, cucina creativa e pizza gourmet davanti ad un panorama unico.

Tel. 0341.20.11.33. www.ristorantedagiovannino.it

Per dormire il miglior consiglio è per la “Casa sull’Albero”, un hotel che è una scoperta, una location originale, bella come poche, per un giusto relax e per ricaricare le energie. www.casa-sullalbero.eu

Tel.0341.188.0440.

In alternativa non poteva mancare l’Hotel “Promessi Sposi”, il richiamo al classico della letteratura italiana che da qui prende il via. Hotel di classe con una magnifica terrazza panoramica. www.hotelpromessisposi.it

Tel. 0341.20.20.96

Per ulteriori info 

www.simulecco.it  

www.vidicultural.com 

Il mio percorso è iniziato all’Istituto Statale d’Arte Applicata di Monza, una scuola straordinaria dove creatività e visione sembravano respirarsi nei corridoi.

All’università ero convinto di voler cambiare direzione. Poi sono arrivati Max Horkheimer e Theodor W. Adorno con Dialettica dell’Illuminismo, insieme a Walter Benjamin e al suo L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Idee talvolta convergenti e talvolta distanti, che mi hanno riportato irresistibilmente verso l’arte, il design e il fascino senza tempo della Bauhaus.

La fotografia è stata il mio primo grande amore. Ho lavorato come corrispondente per un’agenzia fotografica francese e ho avuto l’opportunità di attraversare gli studi di Aldo Ballo e Oliviero Toscani. Eppure il mio immaginario è sempre rimasto profondamente legato allo sguardo poetico di Ugo Mulas.

Successivamente la vita mi ha portato altrove, ma sempre all’interno del mondo delle idee, della cultura e dell’estetica. Ho fondato una radio, un settimanale, due librerie di cui una ospitava una piccola e significativa galleria d’arte Progetti diversi, accomunati dalla stessa ricerca di bellezza, linguaggio e cultura.

Oggi opero da molti anni come imprenditore nel settore multimediale e ho la fortuna di continuare a vivere tra comunicazione, arte e creatività, seguendo ancora quella scintilla che si è accesa tanto tempo fa e che continua, ogni giorno, ad alimentare il mio lavoro e la mia curiosità.

È uno dei più importanti festival internazionali di fotografia contemporanea in Italia ed è giunto alla sua XI edizione. Ogni anno trasforma l’intero centro storico in un museo diffuso, con mostre allestite all’interno di palazzi storici, spazi pubblici e luoghi insoliti del borgo, offrendo ai visitatori un percorso espositivo unico.

Le immagini in mostra raccontano il presente attraverso lo sguardo della fotografia, che diventa testimone e strumento di indagine delle trasformazioni sociali, culturali e ambientali del nostro tempo.

Il tema dell’edizione di quest’anno, “Beautiful Country”, è dedicato all’Italia e propone un’indagine sull’identità visiva e culturale del Paese, invitando il pubblico a riflettere sui suoi paesaggi, le sue contraddizioni, le sue tradizioni e le sue continue trasformazioni. www.cortonaonthemove.com

Chiude il 1° novembre.

Come andarci?

Puntate Arezzo in Treno e poi autobus oppure bicicletta, se avete gambe, per vedere panorami toscani bellissimi a due passi dal lago Trasimeno e dall’Umbria. Forse in auto o motocicletta è più semplice e così arrivate a Cortona.

Dove dormire e mangiare a budget diversi.

Per mangiare, indiscutibilmente “La Bucaccia” cucina toscana ed aretina in particolare instradati da un Romano un gigante dell’ospitalità.
Tel.0575.60.60.39.
www.labucaccia.it

“La Loggetta di Cortona” un ottimo ristorante affacciato sulla piazza storica ed il suo loggiato del 1200 Soddisfazione del palato e della vista.
Tel. 0575.63.05.75
www.laloggetta.com

Mangiare e dormire bene a “La Locanda del Molino” ristorante rustico d’ottima mano femminile e belle camere in un Antico Molino a pochi passi da Cortona. Con un costo corretto.
Tel. 0575.61.40.16
www.locandadelmolino.com

Il “Monastero di Cortona” posto in posizione strategica nella città, un viaggio nel tempo in un antico monastero del 40 dove non manca la spa e la piscina. Un esperienza bella ed unica con un ottimo riposo, un buon investimento.
Tel. 0575.178.58.39
www.monasterodicortona.com

Per ulteriori info www.comune.cortona.ar.it

Fotografie edizione 2024

Frase che può sembrare provocatoria, ma fino a un certo punto. Se lo chiedeste agli stessi designer, quelli veri, quelli che con le immagini ci combattono ogni stagione, molti finirebbero comunque lì. Prima o poi, in qualche moodboard, in una reference dimenticata sopra un tavolo di studio, Bowie compare sempre.

Ed è interessante che accada proprio nella moda. Perché forse è stato il primo territorio a capire davvero cosa Bowie stesse facendo. O meglio: a capire che non stava semplicemente “vestendosi”. Stava costruendo un linguaggio.

La moda, fino a un certo momento, aveva ancora un rapporto abbastanza rigido con l’abito. Eleganza, appartenenza, status, trasgressione perfino, ma dentro codici abbastanza riconoscibili. Bowie invece rompe qualcosa. Trasforma l’immagine in narrazione continua. Crea personaggi. Lo stile si evolve e diventa mutazione continua.

Ed è probabilmente lì che nasce molta della moda contemporanea.

L’idea che una collezione possa essere un alter ego. Che un brand possa funzionare come una personalità parallela. Che il vestire non serva a rappresentare ciò che si è, ma anche ciò che si potrebbe diventare. O fingere di essere.

Oggi sembra normale. Ogni stagione deve avere un mondo, un racconto, un’identità emotiva. Ma negli anni Settanta questa idea non era ancora così evidente. Bowie invece la rende popolare, leggibile, quasi inevitabile.

La moda capisce immediatamente il potenziale di quella costruzione. Perché Bowie non separava mai il corpo dalla performance. Silhouette, trucco, postura, colore dei capelli, teatralità, fotografia, movimento: tutto faceva parte dello stesso sistema visivo.

Le collaborazioni con  Kansai Yamamoto restano decisive proprio per questo,  performance che passavano attraverso il vestito. La moda smetteva di decorare il corpo e iniziava a trasformarlo.

E forse è qui che Bowie diventa fondamentale per i designer. Oltre che per  una questione estetica, le tute, il glam, il make-up, perché introduce un metodo. L’idea che la moda possa costruire identità temporanee. Personaggi. Eteronimi quasi.

Mi viene in mente Pessoa. L’idea di essere diversi da sé stessi. Oppure certi personaggi di Fellini, che sembrano vivere sospesi tra autobiografia e invenzione. Bowie rende tutto questo visibile dentro la cultura pop e la moda assorbe immediatamente quel meccanismo.

Anche la questione del genere cambia completamente. Bowie mina i confini tra maschile e femminile in un’epoca in cui il menswear era ancora estremamente rigido. Ma la cosa interessante è che la moda comprende subito la forza visiva di quell’ambiguità, come possibilità estetica nuova.

Gran parte del linguaggio contemporaneo, dal genderless al tailoring contaminato dal rock, fino all’ossessione attuale per la “fashion identity”, nasce anche da lì.

Per questo Bowie continua a tornare nella moda contemporanea, perché ha indotto una struttura mentale, perché ha insegnato alla moda una cosa che oggi sembra ovvia: l’immagine serve per creare un universo intero.

La moda non anticipa quasi mai il futuro. Ha un talento molto più raro: riconoscerlo quando arriva da altrove.

The Ballets Russes